Il Tribunale di Trani – Sezione Lavoro – sentenza n. 1528/2015 ha aperto nuovi orizzonti per i precari della sanità che da anni lavorano con contratti atipici e a tempo determinato che vanno avanti di proroga in proroga.

Il giudice del lavoro ha infatti accolto il ricorso di un dirigente medico precario da oltre 36 mesi e condannato la Asl di Bari a riammettere immediatamente in servizio il ricorrente, risarcendole inoltre il danno in misura pari ad “un’indennità onnicomprensiva” di 6 “mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”, maggiorata degli accessori di legge (circa 30.000 euro).

Per il giudice, infatti, superati i 36 mesi, il rapporto di lavoro tra il medico e la Asl “deve essere considerato a tempo indeterminato ai sensi dell’art. 5, comma 4-bis, d.lgs. 368/2001, con decorrenza da agosto 2012”. Dunque, il medico ha il diritto di vedere il suo contratto trasformarsi da tempo determinato a tempo indeterminato.

Medici, infermieri, impiegati degli Enti Locali e dei Ministeri ed altri lavoratori dipendenti precari con almeno 36 mesi di servizio svolti con contratti a tempo determinato, devono sapere che in virtù dell’art. 5 comma 4 bis del d.lgs 368/01 il legislatore, adeguando la normativa interna a quella comunitaria e ponendo un limite all’utilizzo dei contratti a tempo determinato in modo da evitare che il lavoratore possa rimanere “precario a vita”, ha fissato un arco temporale (36 mesi) oltre il quale il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato, indipendentemente dalla legittimità o meno del termine.  

I Precari che hanno contratti da meno di 36 mesi  avranno comunque il diritto ad essere tutelati, anche se non “quasi automaticamente” come gli altri.

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